Doctor Enzensberger rilancia accorato: “I libri di qualità
dovrebbero costare molto di più della letteratura d’intrattenimento”. In
effetti la questione non è da spregiarsi, almeno non in prima battuta. Occorre
ricordare ai nostri esìmi 27 lettori che, ancorché esse maturino nei procellosi
recessi delle vibranti coscienze di magni uomini di lettere, le opere di cotali
artisti, finiscono sui ripiani polverosi delle nostre biblioteche per pochi
spiccioletti, oltre che per pochi minuti. La cosa ci lascia sommamente
interdetti, e ha il sapore di vilipendio della dignità degli inestimabili maitre
à penser che affollano le stanze della Vera Cultura Superiore, di cui
Enzensberger si costituisce degno esponente. Vi pare che, verbigrazia, quel barbaro di Stephen King, che per inciso
non è neanche europeo, riuscirebbe a
usare con pertinenza parole come “didinamo”, “mastura” o “cavalocchio”? no,
signori miei, men che mai. E gli aggettivi, dove li mettiamo? Dove li trovate
aggettivi come flou, deraciné, chaude-mellé,
wassermann? Come potrebbe un cicciotto yankee scrivere di spleen, o
di ritmo triadico hegeliano, o di catechismo cinese, l’anima imbastardita da
anni passati a sbranare untuosi hotdog in infingarda contemplazione del
superball, il loro sbullonato concetto di patriottismo, o a dar la
caccia ai mostri in grottesche pagine di romanzi splatter, perché sono
anche dei sanguinari, questi ottusi letterati d’intrattenimento? Ecco le parole
che troverete nei loro libercoli: hotdog, touchdown, K.O.,
baciami le chiappe. Desidero condurvi in un gaio esperimento che
riuscirà indubbiamente esemplificativo. Apriamo un libro di “intrattenimento”
(che malaugurata espressione! Come dovrebbe chiamarsi un «autore
d’intrattenimento»? Entraineur? ), a pag. 480 del ‘Talismano’ di S.King
leggiamo: “T’ammazzo, bastardo, pensò confusamente Jack, t’ammazzo,
t’ammazzo, t’ammazzo”. Ora spalanchiamo quel tempio di cultura, quel
messale di sapienza che è Il nome della rosa, pag.480: “Licurgo avrebbe
fatto ereggere una statua al riso”. Non c’è paragone, signori miei! Ma
proseguiamo prego e, turandosi il naso, esaminiamo con cautela la pagina 930
del menomo e malcomposto libro di cui sopra: non v’è menzione di simposio
alcuno, nessun accenno al libero arbitrio, all’iperuranio, ai cavalli da tiro
leggero, ai laghetti svizzeri, cioè alle uniche polle in cui s’annidino le
umane virtù (e mi pare che questa sia pacifica asserzione). Cosa c’è a pag. 930
del Nome? Assolutamente niente, perché quella pagina non c’è. Il benedetto
libro ha incontrato il suo epilogo centinaia di pagine prima: altro pregio, la
letteratura di qualità non è logorroica. E alla fine del Talismano non
c’è nemmeno un excusez-moi dell’ignobile autore! È uno scandalo. Essi
dovrebbero avere lo stesso prezzo, adunque? Si dovrebbe corrispondere lo stesso
guiderdone alle diottrie da irrequieto adolescente di King e ai peli canuti
della saggia barba di Eco?Giammai, poffarbacco! Quella di King è
scritturugiola, miei amici, siamo seri: pensate ai chili di nomi concreti, alle badilate di trasformazioni passivanti,
alle manciate negli occhi di verbi ergativi, alle… alle scatarrate di
subordinate, alle tante e sofferte virgole trasudate da Eco. Quanto vale tutto
ciò, per voi? I due non dovrebbero nemmeno essere pagati con la stessa divisa,
a parer mio!
E soprattutto, quanto dovremmo farvi pagare questa nostra
meravigliosa rivista? Riflettete, ponzate.
Enzensberger: “I libri di qualità dovrebbero costare molto
di più della letteratura d’intrattenimento. A proposito, ho appena scritto
un libro di qualità”
Conto:
menomo, polle, adunque
…………………………………………………………………………0,5 €
guiderdone,
ponzate………………………………………………………………………………...1 €
malcomposto……………………………………………………………………………………...1,3
€
verbigrazia,
deraciné………………………………………………………………………………..2 €
Totale 4,8 €


