sabato 28 aprile 2012

"Quello che non ho": Fazio e Saviano alla conquista de La7



A maggio, su La7, comincerà il nuovo programma di Fazio e Saviano. “Quello che non ho” sarà  l’ideale prosecuzione di “Vieni via con me”, rispetto al quale presenterà molte novità, come ad esempio il nuovo simbolino del canale in basso sulla destra. Ruffini, dunque, punterà su una fascia d’ascolto solida come quella dei camorristi: telespettatori ideali, dato che hanno il pregio di essere agli arresti domiciliari. Nel 2010, già alcuni dirigenti Rai criticarono la scelta della televisione pubblica di non proseguire “Vieni via con me”, visto l’enorme successo che la lettura di elenchi di cose scontate e retoriche aveva riscosso. Nel nuovo programma dovrebbero essere ripresi i consueti temi: camorra, mafia, elenco dei modi in cui si salvano gli ascolti di una rete che affonda, elenco delle angolazioni da cui Saviano preferisce essere inquadrato. Sebbene sia spesso presente sui giornali, Saviano in televisione non compare molto, soprattutto per il fatto che mettergli tutta la scorta in camerino rende ben presto l’aria irrespirabile. L’ultima volta che è andato in tv è stato per partecipare a “Le invasioni barbariche” di Daria Bignardi. Il suo intervento fu un tale flop in termini di ascolto che la Bignardi il giorno dopo si iscrisse ai Casalesi. Ma Saviano ora ha deciso di tornare sul piccolo schermo, sebbene abbia ricevuto già diverse intimidazioni (fra cui la testa mozzata di un telegatto fra le lenzuola). Con la nuova trasmissione, spera di bissare il successo di “Vieni Via con me”. Che poi, la gente ormai guarda Saviano un po’ per lo stesso motivo per cui guarda la Formula Uno: aspetta che ci scappi l’incidente. Ad esempio Saviano che viene avvelenato in diretta, un sicario che sale sul palco camuffato da Serena Dandini o Fabio Fazio che riesce a non fare un complimento a qualcuno. Se poi qualcuno abbatterà il sicario… beh se la sarà cercata. La prossima volta impara a far credere di essere la Dandini.
Stefano Pisani


Articolo pubblicato su "Il Misfatto" (inserto satirico del "Fatto Quotidiano") del 22-04-2012

domenica 22 aprile 2012

Rita Levi Montalcini: 103 di questi giorni!

Sopra, Rita Levi Montalcini ubriaca
Rita Levi Montalcini compie oggi 103 anni. (Forse. Il numero dei suoi anni è così grande che solo lei è in grado di calcolarlo con precisione). La Montalcini, qualche tempo fa si ruppe il femore. La prossima volta impara a fare free-climbing. C'è da dire che io che pensavo che non ce l'avesse nemmeno, il femore. Voglio dire... all'epoca in cui nacque, l'uomo possedeva già il femore? Ogni singolo momento della vita di questa donna si dimostra in grado di insegnarmi qualcosa. L'innesto di una protesi dell'anca a cui la sottoposero i medici andò alla perfezione: quaranta minuti in anestesia locale e poi l'hanno suturata, cosparsa di resina e riavvolta nelle bende. 

Ma senza frapporre altri indugi passiamo ora all'intervista che Rita Levi Montalcini ci ha gentilmente concesso in esclusiva.

CM: Grazie per aver accettato, senatrice 
RLM: Chi è lei? 
CM: Stefano Pisani. Ci hanno presentati prima.
RLM: Dove mi trovo? 
CM: Veniamo subito al dunque, considerando che lei ha 103 anni. Come si fa ad arrivare alla sua età, senza essere sardi?
RLM: Occorre mantenere il cervello sempre in attività. Se il cervello non muore, il corpo non muore. Raggiunta una certa età la mia immagine non si riflette più nello specchio, è vero, ma... diamine, chi voglio ingannare, non ero poi un così belvedere.

Rita Levi Montalcini ha bisogno di un piccolo aiuto per la lettura
CM: Le si è rotta il femore e dopo poco tempo è tornata pimpante e piena di ottimismo. Come ha fatto? Mio nonno dopo la rottura del femore è morto. E' perché lui è stato bocciato alle medie?  
RLM: Ora mi vede così in forma perché sono stata circondata da grande professionalità e di notte mi facevano approfittare della farmacia dell'ospedale.
CM: Lei ha vinto il Nobel in medicina. Cioè?
RLM: Ho scoperto il Fattore di Accrescimento delle cellule Nervose, una proteina che ho trovato abbondante nel veleno dei serpenti e nella saliva dei topi. Le mostro i segni dei morsi?
CM: Mi basta averli immaginati. Molti pensano che lei sia stracotta, fra questi molti c'è Gasparri, non so se conosce.
RLM: Veramente io faccio ancora ricerca. Credo di essere a un passo da una scoperta decisiva: ancora un po' e scoprirò come mai non riesco a morire. 
CM: D'accordo dottoressa, la ringrazio per avermi concesso questa breve intervista.
RLM: Quale intervista? E chi è lei?

In foto, Rita Levi Montalcini, che vive sottovetro  

giovedì 19 aprile 2012

Gente eroe


Di recente, Mario Balotelli ha cercato di operare al menisco un avversario dell’Arsenal entrando a gamba tesa sul suo ginocchio. Un’azione, quella di non usare l'anestesia, che gli è costata l’espulsione e tre giornate di squalifica: «Ma se fossi stato bianco mi avrebbero dato punizione a favore» sembra aver detto Super Matio mentre era in coma etilico, portando successivamente a esempio le azioni spregiudicate di un calciatore (bianco) del passato che rimase impunito praticamente fino al momento del suo ritiro (Adolf Hitler). Quello del razzismo è da sempre un problema per il giovane talento del Manchester City che, lo ricordiamo tutti, da piccolo è stato perfino abbandonato dai suoi genitori perché di colore. Un problema che ha toccato anche la sua vita sentimentale: all’inizio, Balotelli diffidava della sua attuale ragazza, l’ex gieffina Raffaella Fico, perché pensava che stesse con lui solo per quelle storie che si raccontano sugli uomini di colore, cioè che quando fanno i calciatori guadagnano milioni di euro all’anno. Poi però, lei lo ha rassicurato dicendogli che lo amava per il suo sesquipedale pene e che non c'era da dubitare del suo sentimento: lei lo ama sinceramente, come tutti quelli con cui va a letto in questo momento. Mario, in passato, è stato oggetto di gesti di razzismo estremo, come quella volta in cui alcuni teppisti milanesi gli tirano contro delle banane, lanciate non sbucciate con il chiaro intento di metterlo in difficoltà. Ma Balotelli non si è mai arreso, ed ha sempre espresso il suo "no" al razzismo con tutte le sue forze attraverso gesti plateali ma necessari: sparare con una scacciacani al centro di Milano («lì dove, una volta, c’erano immense piantagioni di cotone»), dare fuoco a casa sua giocando con fuochi d’artificio nel bagno («volevo dimostrare al KKK che i neri non bruciano così facilmente»), andare con escort, pornostar e frequentare strip club («per contaminare con le mie malattie veneree le donne dell’uomo bianco»). Un autentico eroe dei nostri tempi.

sabato 7 aprile 2012

A cena con Bocelli

Un anonimo benefattore si è aggiudicato una cena con Andrea Bocelli spendendo un milione e 400 mila dollari. Il ricavato andrà in favore del Muhammad Alì Parkinson Center. Se vi sembra una cifra un po' troppo elevata, aspettate di sapere quanto lascerà di mancia. Ma d'altronde chi non vorrebbe andare a cena con Andrea Bocelli e provare il brivido di dirgli: "ehi Andrea scegli tu cosa mangiare" e vederlo mentre a tastoni cerca il menu sulla tavola.
Andrea: "... ..."
Benefattore: "un po' più a destra... più a destra... fuochino... ah, peccato!"
Andrea: ":( "
Benefattore: "devi ricominciare daccapo. Dai, la prossima volta prendiamo un tavolo più piccolo"

Non è difficile immaginare poi che il menu del ristorante, a differenza di quanto annunciato dal maître in combutta col Benefattore, non sia in braille. E quello che Bocelli alla fine si ritrova fra le mani è semplicemente una carta che il Benefattore ha preventivamente bucherellato con la forchetta scrivendo in rilievo i più atroci insulti concepibili a proposito della madre del noto tenore.
Benefattore: "Allora Andrea, che prendiamo?"
Non so se avete mai visto Andrea Bocelli sbiancare. No, perché lui non s'è mai visto. Ma tornando alla cena, a un certo punto immagino il Benefattore che chiama il cameriere con un cenno della mano e lui, perspicace, si avvicina silenzioso come una faina a caccia di ratti nella notte. Il Benefattore allora gli dà di gomito e si scambia con lui impietosi occhiolini cospiratori.
Benefattore: "vabbè Andrea dai, chiamo il cameriere. Magari ci aiuta a decidere"
Andrea: "..."
"Camerier..." scandisce il Benefattore con accento mefistofelico. "Eccomi signori!!!". Il maître produce un urlo mostruoso direttamente nell'orecchio sinistro di Bocelli mandandogli in briciole un timpano. Poi ride convulsamente, senza perdere però il tovagliolo sull'avambraccio. A quel punto, il Benefattore ordina per sé e per Bocelli, che non è in grado di sentire cosa sta per mangiare - né nient'altro -  per svariati minuti. Segue la cena, col Benefattore che chiede a Bocelli le solite cose che si domandano alle star: quando ha cominciato a cantare, quando ha capito di avere talento, quante sono queste.
Dopo alcune chiacchiere di questo tipo, Bocelli comincia a simpatizzare per la morte violenta. Molti clienti ai tavoli vicini lo importunano per avere autografi che non riesce a firmare e il Benefattore li accoltella uno per uno perché lui ha dovuto pagare un milione di dollari per il privilegio di sbertucciare Bocelli. A un certo punto viene il momento del dolce: una torta che Bocelli taglia con un do di petto.
Infine, vengono fatti entrare alcuni malati del Muhammad Alì Parkinson Center che ritirano l'assegno. Sono quelli a cui Muhammad Alì ha fatto venire il Parkinson con i suoi montanti.
Benefattore: "Beh Andrea... la serata si è conclusa"
Bocelli: "..."
Benefattore: "So che sei sensibile nei confronti di coloro che si adoperano per azioni umanitarie. Anch'io sono così. Non solo partecipo alla causa della lotta al Parkinson, ma porto anche i ciechi fuori a cena. Quanto mi dai?"