Milanese: «Vabbè... ma terrone non è mica come, che so, negro che non si può proprio dire...»
Napoletano: «eh, e vieni a dirlo qua, vieni...»
Riflettendo sull'Unità d'Italia (beh, che c'è? problemi? stavo riflettendo sull'Unità d'Italia, che c'è di strano) pensavo al modo in cui quelli del Nord chiamano quelli del Sud. Che poi, ormai, i meridionali (per i settentrionali) sono quelli che stanno sotto Firenze. E l'anno prossimo la linea sarà spostata a Bologna. Infine sarà considerato meridionale tutto quello che non mangia la bagna càuda.
Ma mentre quelli del Nord, generalmente, chiamano tutti quelli del Sud "terroni", quelli del Sud non chiamano spesso quelli del Nord "polentoni". Preferiscono apostrofarli in modo coloritissimi, con filastrocche di contumelie che farebbero tremare le vene e i polsi a uno affetto dalla sindrome di Tourette.
Cioè, "quello del Sud" non è razzista. Non ha una parola specifica che designi "quello del Nord", che viene considerato insultabile in modi generici, come qualunque altro odiato nemico.
Concluderei questa mia dotta riflessione (prima o poi dovrò pur alzarmi dal cesso) con alcune notazioni etimologiche/esplicative su questi due termini. Perché, come si sa, gli italiani non esistono. Esistono i polentoni e i terroni, che uniti insieme fanno "gli italiani". Ovviamente, quando dico "uniti" intendo "mentre se le danno di santa ragione", e il tutto si conclude con i milanesi che non trovano più il portafoglio.
Terrone: termine della lingua italiana utilizzato dagli abitanti dell'Italia settentrionale e centrale come espressione dispregiativa per designare un abitante dell'Italia meridionale, talvolta anche in senso semplicemente scherzoso.
Varianti dialettali e regionali: terún, terù (Lombardia), terún (Liguria), terù, terún (Piemonte), tarùn, taroch, terón (Veneto, Friuli-Venezia Giulia), teròch, tarón (Emilia-Romagna), terón, terró (Marche) o teróne, taròne in altri dialetti dell'Italia settentrionale, mentre rimane terrone in toscano.
[taroch è bellissimo]
“Il termine terrone, che deriva evidentemente da "terra" con un suffisso con valore d'agente o di appartenenza (nel senso di persona appartenente strettamente alla terra) è stato variamente interpretato come frutto di incrocio fra terre (moto) e (meridi)one, come "mangiatore di terra" parallelamente a polentone, "mangiapolenta", cioè l'italiano del nord; come "persona dal colore scuro della pelle, simile alla terra" o anche come "originario di terre soggette a terremoti" ("terre matte", "terre ballerine")”.
Polentone: epiteto, con una connotazione negativa, utilizzato per indicare gli abitanti dell'Italia settentrionale.
“Il termine polentone, come stereotipo linguistico, ha assunto un significato spregiativo, e sta ad indicare una persona zotica, inetta, depressiva, psicotica come caratteristica dell'abitante di queste zone, che fino ai primi anni del XX secolo si nutrivano esclusivamente di polenta, con conseguenze nefaste sulla salute di molti soggetti spesso vittime della pellagra”
Io provengo da questa terra matta e ballerina che si chiama Italia.
Buona festa dell'Unità a tutti.