giovedì 29 luglio 2010

martedì 27 luglio 2010

ROMINA E DEBORA NUOVE STAR DEL LIDO DI OSTIA



Romina Olivi e Debora Russo. E così, la formalità di aggiungerle su Facebook (dopo aver visto la foto) è sbrigata. Sono due ragazze romane minorenni (Romina, 17 - Debora, 15) intervistate qualche giorno fa da SkyTg24 mentre passeggiavano sulla spiaggia e se pijavano " ' n calippo e 'na bira". Le due, vedendo arrivare l'intervistatore, avevano pensato bene di non ripassare l'italiano, e da lì uno spettacolo in dialetto romanesco stretto, lingua millenaria di Ostia lido che si tramandano di generazione in generazione coatti e tamarre. Al posto di nettare e ambrosia, i cibi eletti dei nuovi dei (per un giorno) sono calippo e bira (poco alcolica, con una sola erre). Il video spopola su Youtube, il Trio Medusa decide di sottotitolarlo perché gli hanno affidato un programma su RadioDeeJay e non ha più idee su come riempirlo, e il successo planetario è immediato. Oggi le ragazze sul Lido sono ammirate e fischiate perfino dagli undicenni e sollevano alterne reazioni. C'è chi le gradisce, chi pensa che debbano tornare a scuola (Romina ha 17 anni fa ancora la terza media, per la gioia dei suoi compagni maschietti e dei professori), chi pensa che per migliorare debbano lasciare definitivamente la scuola. Ma poi voglio dire... ma le avete viste nel video? Mezze nude... culo al vento... ma come vanno in giro!
«Non mi piace - ha affermato Elisabetta Scala del Moige, travestita da Lucia Fucci, titolare di un negozio di pasta all’uovo - che si faccia da cassa di risonanza a due ragazze minorenni che in spiaggia di giorno bevono la birra». E' vero. Infatti il video è una chiara istigazione all'uso della birra, che provoca dispersione scolastica, parlata ciancicata, senso generale di obnubilamento, rispondere alle domande di un giornalista di SkyTg24. Ah, e se vi chiedete chi è il tizio che vi sta puntando la pistola contro in questo momento: è il Baffo Moretti. 

In foto, Romina e Debora pensano: "bira..... bira........ biraaaaa......."

domenica 25 luglio 2010

AGORA'

Tempo di lettura: infinito

Dopo i successi di Apri gli occhi, The Others, Mare dentro, Alejandro Amenabar realizza una cagata. Il grandissimo regista spagnolo si presenta con questo colossal sull'antica Grecia: la storia della morte di Ipazia, o meglio dello sviluppo del cristianesimo ad Alessandria nel 391 d.C. (se vi state chiedendo il perché del  titolo, interrogatevi sul fatto che se Amenabar l'avesse chiamato "sviluppo del cristianesimo nell'Alessandria del quarto secolo dopo Cristo" avrebbe avuto pochissimi spettatori. Ma d'altronde sempre più di quelli che ha avuto chiamandolo Agorà).
La storia è questa: Ipazia fa la professoressa di scienze naturali. Si mette lì e insegna a una classe fatta di soli uomini. Chiunque abbia visto un solo film con Pierino sa come andrà a finire la faccenda. Ma aspettate, aspettate, non precipitiamo le cose. Ci sarà tempo anche per quello (non a caso il film dura 127 minuti). Ipazia insegna cose formidabili, tipo: "quando lasciate cadere un oggetto per terra, questo cade verticalmente, proprio davanti a voi. Guardate, avvicinatevi. Non c'è trucco, non c'è inganno". Oreste (Oscar Isaac), uno dei discepoli, viene conquistato da questa cosa, e si innamora della bella Ipazia (che è interpretata da quel bel tocco di Rachel Weisz, che non sarà certamente una bellezza clamorosa, ma che per il quarto secolo d.C., e per giunta in Grecia, era una sventola eccezionale). Lui allora fa presente alla "signora" che vuole possederla e lei gli consiglia di darsi alla musica. Il tutto si svolge sotto gli occhi di Davo (Max Minghella) un giovane ragazzo, che si rivelerà brillante nelle scienze, che però si trova nello status di schiavo a causa delle sue folte sopracciglia. Davo è di proprietà di Ipazia, ma la ama quando nessuno guarda. Ovviamente viene ignorato dalla donna (è un po' come se il vostro tritarifiuti fosse segretamente innamorato di voi, non ci fareste molto caso). Davo quindi, quando sente che Ipazia dice a Oreste di darsi allo studio del flauto doppio invece di farsi le segaos (così si chiamavano nell'antica Grecia) su di lei, si fa una risatina alla Muttley e pensa di avere qualche chances. 

Ipazia mentre insegna rubabandiera ai suoi discepoli

Ipazia è la classica aristocratica. Ha una serie di schiavi, tutte le comodità del mondo, una bella piscina riscaldata a cui spesso si affida, uscendo dall'acqua solfo-iodica tutta nuda e facendosi coprire proprio da Davo. Ogni tanto, poi, il panno che la copre scivola giù, proprio davanti a lui a cui esce il vapore dalle nari. "Oh, Davo - comincia Ipazia - vedi? le cose lasciate cadere vanno giù, proprio a perpendicolo rispetto al suolo. Ma... mi segui Davo? a cosa stai pensando, ti vedo paonazzo e gli dei mi fulminino se non hai le sopracciglia arricciate". Gli dei. L'argomento centrale del film. In quel periodo si sta affermando il cristianesimo.
Un tale, chiamato Ammonio, è il più sozzo e violento di tutti i cristiani di Alessandria, e quindi fa il predicatore. Questo qui è uno che vede le statue degli dei greci e comincia a mimare di farci pipì sopra e gli tira le pummarole, nonostante il fatto che gli dei greci siano tanti e di granito e il suo dio sia solo uno e invisibile. Ora, in particolare, mentre sta predicando in piazza che il suo dio è meglio degli altri e chi non è d'accordo deve convertirsi o morire trapassato da spade arrugginite, decide di fare un gioco. Sfida uno dei sacerdoti greci a camminare indenne in mezzo al fuoco invocando il suo dio (Il dio Estintore, in particolare). Anche lui farà lo stesso e quello che alla fine somiglierà di meno a tizzone avrà vinto, e il suo dio sarà il vero dio. Ma mentre Ammonio fa come Giucas Casella e corre velocissimo sui carboni ardenti attento a schivare le fiamme, tenendosi la tunica fra i denti in modo che non prenda fuoco e sfruttando le lunghissime unghie dei piedi a mo' di trampoli, al sacerdote greco, essendo da sempre attento alle cose del mondo, viene in mente invece che i tessuti e la carne umana sono oggetti infiammabili, e quindi esita. I cristiani, che sono misericordiosi, decidono di aiutarlo a superare questa sua titubanza afferrandolo e gettandolo di peso fra le fiamme. Quasi ci lascia le penne. Tutti i presenti esultano e sono pronti a sottoscrivere questa religione anti-incendio. Sicché il cristianesimo prende piede in Alessandria, mentre continuano le lezioni di Ipazia ai suoi discepoli. Anche in quei momenti però, ci sono contrasti religiosi. Il giovane Sinesio (Rupert Evans) è cristiano, e non è d'accordo su certe cose (boh, non mi ricordo) che riguardano il posizionamento della Terra nell'Universo e va in contrasto con Oreste, che intanto non fa che soffiare notte e giorno nel suo flauto doppio. Ipazia cerca di dirimere queste controversie con una sua memorabile frase: "Come diceva Euclide, se due cose sono simili a una terza cosa, allora sono simili tra loro, voi siete simili a me, discepoli, quindi siete simili tra voi". Sinesio e Oreste sembrano convinti della spiegazione. Davo guarda Sinesio con un occhio particolare, pensando al fatto che lui sia simile a Ipazia, e si prefigge di passare un po' più di tempo con lui in sauna. Intanto, però, viene anche lui conquistato dalla causa cristiana. 

Ipazia esamina un'oliva infilzata. Alle sue spalle, Davo la spia nascosto dietro le sue sopracciglia

Mentre infatti sta recandosi a casa con una sporta di pani belli freschi da consegnare al suo padrone, vede che alcuni poveri storpi puzzolenti e appestati stanno in una specie di catapecchia e sono curati dai cristiani. Ammonio nota il ragazzo e lo convince di quanto sarebbe bello che lui donasse i suoi pani ai poveri. Davo però, sulle prime, gli risponde "Eh, ma il pane non è mio. Poi dovrò ripagarlo al mio padrone con i miei soldi". "Ma cosa vuoi che siano dei soldi rispetto all'amore per una creatura di dio. I soldi non sono niente. Dalli pure a me, non temere" gli risponde Ammonio, istituendo storicamente il mille per mille (poi, nei secoli, una serie di trattative con lo Spirito Santo hanno abbassato questa quota, arrivando al moderno 8 per mille). Davo è indubbiamente uno sveglio. Di giorno studia e fa lo schiavo e di notte, oltre a passare molte ore a titillare l'alluce di Ipazia mentre lei dorme, costruisce il modello tolemaico di rivoluzione dell'Universo con tanto di epicicli. Ipazia è molto colpita da questo modello, addirittura lo porta davanti a tutta la classe chiedendo a gran voce un applausone. Oreste è così stupito che quasi stacca le labbra dal suo doppio flauto mentre Sinesio, guardando quel pregevole manufatto, pensa a come sarebbe bello imporre il cristianesimo anche sulle stelle fisse e financo sul Sole (tanto i cristiani sono ignifughi). Davo nel frattempo è diventato pure lui cristiano, come si diceva, e non è il solo. Il cristianesimo si diffonde proprio di brutto, i cristiani fanno marameo alle statue degli dei greci, gli fanno il solletico ("Vedete, non ridono!" "Prova con una barzelletta delle tue!"), sottolineano che invece il loro dio è vivo e vegeto, è attivissimo, solo che, purtroppo, è invisibile sennò ve la farebbe vedere lui. I saggi greci, uomini di veneranda età, decidono che la misura è colma e quindi bisogna passare a fil di spada tutti i cristiani. Danno l'ordine, ma non si rendono conto che sono in minoranza (i cristiani sono ormai tipo un miliardo - pare che Ammonio abbia anche fatto il miracolo di moltiplicare pani, pesci e cristiani), e quindi dopo un primo successo dovuto all'effetto sorpresa, le scarne milizie pagane greche (a cui appartiene anche Oreste) devono battere in ritirata e rifugiarsi nella Biblioteca di Alessandria. Oreste, intanto, è furiosissimo, perché ha fatto la dichiarazione pubblica a Ipazia ma lei gli ha risposto dandogli un fazzoletto intriso di sangue. "Vedi, Oreste, questo è il sangue del mio ciclo. Non sono perfetta come tu pensi" gli dice Ipazia, sdegnosa. "Ehi Ipazia, te lo faccio passare io il mestruo" risponde Oreste, solo che la risposta non si sente perché è costantemente impegnato a zufolare. Insomma, dopo tanto corteggiamento, Oreste si ritrova con in mano un pugno di mosche, un assorbente usato e una fottuta abilità da pifferaio di cui non sa che farsi. E' proprio il caso di andare a tagliare in due qualche cristiano, donne e bambini soprattutto. Però, come si diceva, finisce maluccio, e i cristiani, dopo un assedio, riescono a penetrare nella Biblioteca e fanno razzia. Alessandria si deve arrendere al cristianesimo. Ah, in tutto quel casino, Davo tenta di violentare Ipazia ma non impenna, e lei lo libera dalla schiavitù per andare a farsi curare.

Il vescovo Cirillo, che a questo punto del film non è ancora comparso

Finisce il primo tempo. Dato che ho visto questo film su una gradinata all'aperto, mi sgranchisco le chiappe con gioia osservando gli insetti che, nel momento in cui accendono la luce, cadono in picchiata su noi spettatori organizzati come la Luftwaffe, e da cui mi difendo dichiarandomi non ebreo. Sono però sinceramente preoccupato per la sorte di Ipazia che è l'unica donna che prende la parola per tutto il film (se naturalmente escludiamo quella, fastidiosissima, accanto a me) e che quindi mi sa che sarà duramente ridotta al silenzio. Ripresa. Sono passati molti anni. Oreste è diventato prefetto di Alessandria ed è cristiano, Ipazia è invecchiata di 15 minuti, il padre di Ipazia è morto (era stato preso a bastonate da un suo schiavo che si era giustificato con lui dicendo "Ehi, niente di personale, ma io sono cristiano" ed era poi stato annientato dalla setticemia), Sinesio è diventato Vescovo di Cirene, Davo fa parte dei parabolani (cristiani molto zelanti che si danno da fare portando Cristo a suon di mazziatoni, e che non a caso sono particolarmente animati dall'irriducibile Ammonio) e fa la sua comparsa Cirillo, il vescovo di non mi ricordo dove (però è un vescovo importante).
Le cose ad Alessandria ora vanno tutto sommato bene. Ipazia trova anche il tempo di condurre i suoi esperimenti sulla caduta dei corpi sulle barche a vela, in mezzo al mare, mentre prende il sole con Oreste, facendo però bene attenzione a non dargliela mai. E' diventata una delle donne più influenti di Alessandria, ed è gran consigliera del prefetto Oreste, che infatti nel frattempo ha imparato a suonare il clavicembalo, il basso tuba, la zampogna e la coda dei mufloni (quando non sono in calore). Praticamente tutta Alessandria è cristiana, quindi non ci sono problemi, direte voi. Illusi. E gli ebrei, allora? I cristiani, finite le statue degli dei greci da insozzare, hanno preso a insultare e perseguitare i pochi ebrei della città. "Avete ucciso Cristo!" "Sì, ma Cristo era ebreo! Lo sapeva che alla fine quello che le prende è sempre l'ebreo!", erano discussioni che spesso si sentivano in giro, nell'Agorà (in piazza). A un certo punto, però, a qualche ebreo viene in mente un'idea brillante per porre fine a tutte quelle angherie. Attirano con una scusa i parabolani in una trappola (gridano: "Al fuoco al fuoco!", i parabolani escono fuori ansiosi di gettarsi fra le fiamme per dimostrare che non bruciano, e finiscono in un cul de sac in cui restano malamente imprigionati) e ne lapidano una gran parte dall'alto. Ipazia accoglie la notizia con immenso dolore. "Però questa è la riprova della mia teoria degli oggetti che cascano verticalmente quando vengono lanciati, voglio farvelo notare" dice in pieno consiglio greco, presieduto da Oreste. Il Vescovo Cirillo la prende un po' peggio. "Non piangete per i nostri morti. Piangete per come adesso ridurremo gli assassini, battezzando le nostre spade nel loro sangue". 

Oreste cerca di convincere Ipazia a dargliela senza prima fargli firmare tutti quei rotoli

Ipazia suggerisce a Oreste di far internare Cirillo che, a suo giudizio, è completamente fuori di melone. Oreste, che sta imparando il clarinetto, è distratto e non comprende appieno la reale pericolosità di Cirillo, ma ci pensa quest'ultimo a chiarire le cose. In una riunione davanti a tutti, accusa Ipazia di non essere sottoposta all'uomo, secondo quanto scrive San Paolo: "La donna in assemblea si taccia. Non comandi, non insegni, si vesta condegnamente. In pubblico e in privato sia così, perché fu Eva che fece peccare Adamo e quindi ora, per Cristo, chiuda il becco!". Oreste, però, vuol bene a quella donna da cui non l'ha ancora avuta, e non intende onorare le parole di quel sant'uomo di Paolo, e quindi Ammonio - che è sempre pronto a riportare il peccatore sulla retta via - gli scaglia in fronte un masso che lo fa svenire sanguinolento.
Davo, intanto, assiste a tutto questo esterrefatto. Il gesto viene però punito, e Ammonio è condannato a morte. Lo buttano da una rupe, ma lui non muore. Lo chiudono con tre gatti in un sacco tagliandogli il naso per pietà (si sa che puzzano incredibilmente, quelle bestiacce) ma lui si mangia i gatti e ne esce trionfante, lo mettono con la testa ripetutamente nel water (non pensano nemmeno, a bruciarlo), alla fine gli piantano un paletto di frassino nel cuore e lo decapitano e lui muore. Lo seppelliscono (ndr.: la testa di Ammonio, durante il funerale, cerca invano di riattaccarsi al corpo) e Cirillo, con raro buongusto, lo dichiara santo per aver cercato di accoppare Oreste. Per non consumare una frattura nella cristianità, Sinesio dice a Oreste di dire a Ipazia che deve stare più zitta e deve obbedire a qualunque cosa gli dica un uomo (la cosa solletica le fantasie di Oreste), cioè deve diventare cristiana. I due si precipitano di corsa da Ipazia per dirgli questa cosa, ma lei dice di avere fede nella scienza, e non in Dio "un essere che non so nemmeno che traiettoria segue, quando cade". Oreste, dalla rabbia, spacca il suo clarinetto e Sinesio fa l'ultimo tentativo ricordando a Ipazia che "se lei è simile a due cose, allora le tre cose sono simili. O meglio, essendo simile a una delle due cose, allora le cose sono tre, e sono simili a qualcosa. Insomma, mi hai capito". "Sinesio, discepolo mio, hai la nebbia, in quel tuo cranio ottuso. Ti boccio" è la risposta definitiva di Ipazia. 

Rachel Weisz: "Posso dire una cosa?"
Alejandro amenabar: "No"

Mentre se ne ritorna a casa pensando a quale forma possa avere l'orbita terrestre, viene catturata dai parabolani che vogliono trucidarla. La portano in una specie di tempio e lì, prima di ucciderla, la spogliano nuda (parabolano sì, ma fesso no). A quel punto, attirato dalle natiche di Ipazia, si materializza Davo, che con un gioco di sopracciglia riesce a convincere i parabolani con i coltelli frementi in mano che è il caso di non ammazzarla così. Meglio andare a prendere delle pietre e lapidarla. Gli altri vanno allora a raccogliere sassi aguzzi e lui resta da solo con lei. Si guardano un secondo, e Ipazia capisce il suo destino. Ma prima di morire, vuole dire a Davo che la terra si muove su un'orbita ellittica. Mentre sta per pronunciare la parola ELLISSE, Davo le mette una mano sulla bocca per soffocarla. Lei allora si dimena, fa per liberarsi, ma Davo, con le lacrime agli occhi, tiene la presa ben salda. "Non voglio liberarmi, idiota! Voglio solo dirti che la terra si muove su un'ellisse e poi morire! Fesso!" pensa Ipazia, mentre Davo serra la bocca con forza sempre maggiore, mentre l'altra mano...
Ed è così che muore Ipazia. Ed è questa la fine che fanno tutte le donne a cui è impedito di parlare.

Giudizio critico: ottima fotografia, riprese degne di Google Earth, ma scarsini i dialoghi. Finale affrettato, forse Amenabar si era reso conto di essere arrivato a 2 ore e passa, e a un certo punto ha deciso di tagliar corto. Proprio come farò io ora..

mercoledì 21 luglio 2010

Una (bi)settimanella di merda

21 luglio
Milano. Barbara Berlusconi si laurea all'Università San Raffaele con 110 e lode alla presenza del padre. Il Rettore Verzé: "Per lei, pronta una cattedra". Berlusconi: "No, il regalo di laurea gliel'ho già fatto"

La sexy spia russa Anna Kushchenko Chapman alla fine dice no all'offerta milionaria per girare un film porno. Comincia così il porno che la vedrà protagonista sotto falso nome.

New York. Dieci minuti di applausi a New York per l'opera lirica di Sciarrino. Poi però gli spettatori hanno dovuto sentire il resto del brano.

18 luglio
Studio scientifico. La povertà e la scarsa salute sembrano collegate.

17 Luglio
Caracas. Il presidente venezuelano Hugo Chavez fa riesumare l'eroe nazionale Simon Bolivar, morto nel 1830 di tubercolosi, per spargerlo contro la Colombia.

Palermo. Abbattute statue di Falcone e Borsellino. E ora come al solito tutti a dire che la scorta stava lì lì per essergli assegnata.

Afa. Fa così caldo che Berlusconi scopa troie morte.

16 luglio
Golfo del Messico. La BP annuncia: "Fermata la perdita". Dopo numerosi tentativi andati a vuoto, ha avuto successo l'operazione "fermo immagine".

15 luglio
New York. Ritrovato vascello del '700 nel cratere di Ground Zero a 10 metri di profondità. E poi dicono che nelle fogne buttavano solo i coccodrilli.

14 luglio
Rosalinda Celentano dichiara: "gli artisti non dovrebbero avere figli, hanno un ego troppo sviluppato". Troppo tardi.

12 Luglio
Francia. Primo trapianto totale di viso al mondo. E Domenech si salva ancora una volta.

La FIGC prende esempio dalla vincitrice del mondiale 2010 e per la rifondazione azzurra propone meno calciatori extracomunitari, integrazione degli oriundi e passaggio alla Monarchia.

6 luglio
Annunciata per ottobre la prossima fatica letteraria di Umberto Eco, "Ecco un nuovo libro di 500 pagine".

4 luglio
Hackerato Youtube. Non tarda la vendetta di Luttazzi,





Fabrizio Corona e Belen Rodriguez si sarebbero lasciati. In foto, i due durante una brutta litigata

giovedì 15 luglio 2010

Out of the blue: reportage dalla Norvegia

Chiamatemi S.P. Alcune settimane fa - non importa quante esattamente - avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m'interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione dei cieli e vedere la parte ghiacciata del mondo. E' un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Chiamatemi S.P., uomo bianco, monocolore, trentaquattro anni portati con la giusta dose di autocommiserazione...

Il reportage del mio viaggio in Norvegia (e del mio tentativo di rovesciare la monarchia) è solo su Out Of The Blue, il magazine tonico.


Miss Norvegia posa con una ragazza in bikini





martedì 13 luglio 2010

Il dottor Berlusconi: ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare l’Aquila

«Cos’è questo casino?». Da due ore circa, Berlusconi e il suo stato maggiore sono riuniti a parlare della manovra economica cioè di prezzi di mignotte. Dalla strada, all’improvviso, qualcosa irrompe a turbare quelle dotte dissertazioni:  I manifestanti dell’Aquila stanno arrivando da Piazza Venezia. Minacciosissimi, armati di pericolosi cartelli e striscioni. Addirittura, ci sono donne anziane e bambini, cosa che fa subito scattare l’allerta per le forze dell’ordine. Consegna: impedire con la violenza che si generino violenze.
«Ma il terremoto non li aveva fatti fuori tutti?» chiede Silvio nascosto dietro la tenda a un Gianni Letta sempre più perplesso. Letta fa per rispondere, pronuncia poche sillabe e poi si morde la lingua. Si è appena ricordato che la legge che vieta le intercettazioni non è ancora andata in vigore, e quindi scrive la risposta su una lavagnetta che porta sempre nelle mutande. «Ah, capisco. Va bene, va bene. Ma insomma, che vogliono? Io ho molto a cuore la loro sorte e quella di tutti gli altri cittadini dell’Attila… l’Aquila… o come si chiama lei». Bonaiuti scatta istintivamente in piedi e applaude. Gasparri, non sapendo come comportarsi perché lui non è mai stato di Forza Italia, nervosamente fa per allentarsi il nodo della cravatta ma sbaglia e allenta quello di Cicchitto, che gli dà un pugno con vigore sul naso. «Ad ogni modo, ora sono tutti qui. Dai su – si rivolge alla sua segretaria – chiama Bruno Vespa, scendiamo di sotto e facciamo uno speciale».
«Presidente, non credo sia una mossa saggia» sono le parole che pronuncia Cicchitto mentre si pulisce del sangue di Gasparri sulla camicia di Gasparri. «Che vuoi dire? Io qui non li faccio salire, eh. Sono dei selvaggi, non sanno cosa vuol dire avere un tetto sulla testa, stare in una vera casa». «No, non dicevo questo – precisa Cicchitto mentre Gasparri, per scusarsi, gli scuote via un po’ di polvere dai pantaloni e se la mangia – dicevo che non forse non è il caso di fare questo speciale…».
Intanto, dalla strada, il fragore aumenta. Entrano nella stanza rumori di sirene, qualche scoppio che somiglia a un’esplosione, urla. Le troie sul divano, che se la dormono grossa, sognano che stanno scopando con Pinochet. «Sire – interviene Bondi – mi permetto di ricordarle che quelli lì li abbiamo dotati di caschi, elmetti, decoder per il digitale terrestre, posate. Li abbiamo fatti vivere nelle tendopoli, li abbiamo affamati, abituati al freddo, li abbiamo irrobustiti incredibilmente. Con il dovuto rispetto, se ci mettono le mani addosso facciamo la fine narrata nel debello gallico».
A questa affermazione, tutti i senatori dal Pdl cominciano a parlottar fra loro. Letta discute distribuendo animatamente a tutti lavagnette. Gasparri vuole portare i pantaloni di Cicchitto in lavanderia e gli slaccia le scarpe.
«Calma, calma amici. Adesso le cose stanno andando meglio – tranquillizza tutti il Cavaliere – il mio superudito ha captato la dolce melodia di manganelli che sfasciano crani».
Scatta spontaneo l’applauso. E la soluzione, come al solito, viene dalla mente del vulcanico premier. «Avrei dovuto farlo prima  – spiega agli altri, che lo ascoltano attentamente in ginocchio – ma chi si aspettava che Lippi ci facesse uscire così presto dal mondiale. Comunque, ora ghe pensi mi». Con falcata napoleonica, Silvio esce dalla stanza. Dentro, timidi, restano gli altri, che non sanno cosa fare, oltre a non contare un cazzo quando si prendono delle decisioni. Cicchitto, in più, è in mutande. «Ma… - rompe il ghiaccio Bonaiuti – fra gli agenti c’è anche Spartaco, vero? Il campione di Manganello 2009, dico». Tutti si affrettano ad annuire. «Bene, bene» continua Bonaiuti «e… dite… come va eh? Come va? ». «Tutto risolto» Silvio rientra nella stanza e tutti sbuffano di sollievo pensando che fra un po’ avrebbero dovuto baciarsi per allentare la tensione. «Mando uno spot sull’Italia che è bella e magica e che devono andare a scoprirla. Così gli aquilani se ne vanno a Firenze e non rompono più i maroni qui sotto». «Maestà – Bondi si lancia in estati ai suoi piedi – credo di interpretare il pensiero di tutti dicendo: ce l’ha fatta ancora una volta. Lei è un genio».

È giunta la sera con la sua frescura a racconsolare dell’afa di un giorno troppo difficile. Nello studio che affaccia su via del Plebiscito, solo poche ore prima gremita di aquilani ringhiosi, Berlusconi è solo. Un po’ malinconico, siede in silenzio accanto alla finestra. Fuori, i corvi gracchiano a far da contrappunto ai suoi pensieri. «E meno male che la casa dello studente è crollata pure lei, sennò i giovani comunisti ci facevano un culo grosso come Milano 2».




lunedì 12 luglio 2010

Dal Misfatto - Lasagne della Libertà (versione di Gianfranco Fini)

Prima di cominciare a nutrirvi di soli paella e sangrìa per sentirvi ancora campioni del mondo, assaggiate queste Lasagne della Libertà (secondo Gianfranco Fini) - ricetta comparsa sul Misfatto, inserto satirico del Fatto Quotidiano, del 10 luglio 2010...

sabato 10 luglio 2010

New entry nel book fotografico del Fatto Quotidiano

Da qualche giorno, la redazione del Fatto quotidiano era in fibrillazione. Un grande evento era nell'aria. Lo aveva fatto capire anche quella misteriosa telefonata di Anemone. Oggi, finalmente, la soluzione dell'enigma: una nuova figurina si aggiunge all'album dei blog de Il Fatto Quotidiano, quella di Silvio Di Giorgio


 Frettolosamente definito "autore satirico" (ma il sito del Fatto è versione Beta, glielo perdoniamo), Silvio Di Giorgio nasce in qualche luogo imprecisato della bassa Sassonia nel 1951. Figlio di emigranti italiani, non passano nemmeno vent'anni, che lo troviamo lì, in gamba quanto basta per indossare la casacca della nazionale tedesca durante Italia-Germania 4-3. La foto è tratta da quell'incontro.


In Redazione si è pronti a giurare che la cosa genererà malanimo. La foto del Di Giorgio (che per inciso è l'unico blogger del Fatto che nella realtà è effettivamente in bianco e nero), viene già guardata con invidia da Marco Travaglio e Mario Natangelo, capricciosi reginetti di bellezza finora incontrastati. Il Di Giorgio, come Berlusconi, sperava che la notizia sarebbe stata coperta dalle finali dei mondiali, ma niente da fare. Chi vincerà?*




Le reazioni:


"Mmm... Io comunque preferisco sempre il mio ditino... "


"Di chi parlate? Io vedo solo questo grandissimo figo nello specchio"





"Meno male che io so' brutto"




Ah, una nota accessoria. Oltre alla foto, il blog ha anche uno spazio per scrivere post. Se voleste leggerlo, giusto per pignolerìa, questo è l'indirizzo. 

*In caso di pareggio, deciderà la salomonica icona di Flores D'Arcais

mercoledì 7 luglio 2010

Tragedie in due battute #4

LEADERSHIP
- "Eccellente la designazione di Renata Polverini, brava professionista e ottima persona" Silvio Berlusconi capisce che contro la Bonino va bene chiunque, 28 ottobre 2009
- "Non ero d'accordo a candidare la Polverini" Silvio  Berlusconi si rammarica essere in credito con una racchia,  17 aprile 2010



ANDATA E RITORNO
- "Siamo vogliosi di vincere. Vogliosi. E' questo l'aggettivo giusto per noi" Marcello Lippi, a proposito delle vacanze estive,  23 giugno 2010
- "È vero che ho pianto e non mi vergogno a dirlo" Fabio Cannavaro, parlando della schiuma da barba dello spot che gli finiva sempre negli occhi, 24 giugno 2010





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E' on-line la puntata numero 4 di Tragedie in due battute: la rubrica di frasi giustapposte che non puoi evitare nemmeno se sei Ministro del Federalismo con delega al Ku Klux Klan.
Solo su Virus: la satira virale de l'Unità







lunedì 5 luglio 2010

ELIMINATA LARISSA RIQUELME

Ce la ricordiamo così, allegra, speranzosa, festante, depilata.














Ma purtroppo Larissa Riquelme è stata eliminata dal mondiale.
























Per la delusione, il cellulare si è andato quasi a nascondere sotto l'ascella. 
























Guardate come spalanca la bocca. Ha cercato di incoraggiare i giocatori del Paraguay in ogni modo. 




























Ma alla fine il Paraguay ha perso ed è stato eliminato. Eccola mentre piange, disperata, con della roba bianca sulla lingua.